IL BALLO DELLE PAZZE/ VICTORIA MAS (E/O, 2021)

Il ballo di mezza quaresima, che la borghesia parigina chiama il “ballo delle pazze”, è l’avvenimento di marzo; anzi l’avvenimento dell’anno. Nient’altro occupa le menti nelle settimane che lo precedono. Le internate cominciano a fantasticare su parure, orchestra, valzer, luci, scambi di sguardi, cuori felici e applausi. Pensano agli ospiti che verranno per l’occasione.”

 

Quanto è labile il confine tra sanità e follia?

Che cosa significa alienato?  Che cosa rende alienus ossia estraneo?

Queste domande mi hanno letteralmente trivellato durante la lettura del ”ballo delle pazze”, scoperto durante una riunione del circolo di lettura in lingua francese di una delle mie biblioteche.

Protagoniste sono delle alienate per l’appunto, rinchiuse nell’ospedale psichiatrico Salpêtrière, riservato esclusivamente a donne sulla carta bollate come isteriche, strambe, di fatto semplicemente scomode…

Louise marchiata da un’infanzia difficile di abusi che nessuno si preoccupa di indagare, Thérese, la decana delle cosiddette pazze, faro per ognuna di loro, Eugènie, benestante, tradita dalla sua stessa famiglia, una spina nel fianco del padre non solo per il dono di parlare con i defunti, ma perché troppo intelligente e ribelle alle regole del tempo.

Geneviève, la capo sala, granitica, fredda, venera i medici come divinità sulla terra, spezzata dalla perdita della sorella e che intravede una possibilità di redenzione nel rapportarsi con Eugènie e il suo talento.

E poi c’è Lui: il personaggio a me più stitico, cinico, inclemente, calcolatore direttore dell’ospedale.

Lui, il neurologo di fama, tra i maestri di Freud: il dottor Charcot che con l’ipnosi sottopone le pazienti a sedute sperimentali che rasentano la crudeltà e la spettacolarizzazione.

Sì, alcune di esse vengono eseguite en plein air e una delle attrici privilegiate è la povera Louise che lo considera alla stregua di un idolo delle folle.

Lui che ha potere quasi di vita e di morte su ognuna di quelle anime sbagliate solo perché donne, pensanti e fiere.

E allora l’Uomo, scienziato, padre, nonno, marito, fratello che sia, messo in discussione e che considera la Femmina solo se ne gradisce l’aspetto fisico, se ne sbarazza. Unico veicolo di luce apparente nella storia è il ballo delle pazze che si svolge in maschera alla Salpêtrière nel mese di marzo cui accorre tutta la borghesia parigina a vedere, conoscere le folli, illuse dalla speranza di libertà.

Marionette in balia del grande neurologo, vengono offerte al ludibrio come carne da macello, animali da circo, fenomeni da baraccone agli occhi degli ipocriti benpensanti che cercano di scovare chissà quale tara, mentre si trovano di fronte a semplici esseri umani.

Devo essere sincera, la trama scivola veloce dalle dita, non sfocia mail nel ridicolo, nel pietismo.

L’autrice non giudica, non salva, accoglie le sue eroine, gliene do merito, ma nel farlo non produce secondo me la giusta dose di rabbia, frustrazione, indignazione che per esempio ho provato leggendo Un sussurro nel buio della Alcott.

E mi chiedo che cosa e chi determina e discrimina ciò che è retto da ciò che è strano, diverso?

Voi sapreste rispondere? Conoscete questa storia e il triste destino riservato alle donne in svariati parti del mondo nell’Ottocento?

A presto,

Vale

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