Eccoci di ritorno cari Librincantevoli e Sgranocchiosi, puntuali come la dichiarazione dei redditi, con la seconda puntata della rubrica dedicata alle Donne bibliofile.
Guest star di questo episodio una delle figure più dibattute e ambigue del Rinascimento italiano.
Una Donna forse calunniata per la sua intelligente intraprendenza.
Lei, la sola e unica Lucrezia Borgia.
A noi non interessa se sia stata effettivamente un’ avvelenatrice e quant’ altro, no, vogliamo celebrarla come una brillante umanista bibliofila.
Fin da giovane, Lucrezia ha beneficiato di un’educazione improntata sullo studio delle lingue, della letteratura, della retorica e soprattutto della cultura classica.
Per tutta la vita è stata un’accanita lettrice di poesia, su tutti Petrarca, Dante, i classici greci e latini – orgoglio infinito- testi filosofici, politici, devozionali e teologici.
Nel 1502 la giovane Borgia ha lasciato Roma per trasferirsi a Ferrara, per sposare Alfonso I d’Este.
Tra gli oggetti registrati nell’Inventario del Guardaroba compaiono 15 libri: a stampa o manoscritti miniati in oro, protetti da legature in velluto o cuoio, munite di borchie e fermagli in argento, ottone e persino in oro.
Tra i titoli scelti si annoverano la Grammatica di Elio Donato, la Commedia di Dante, il Canzoniere e i Trionfi di Petrarca, lo Specchio de la fede di Roberto Caracciolo e la Vita Christi di Ludolfo di Sassonia.
Una biblioteca in miniatura che riflette il profilo di una donna colta, curiosa e attenta alle idee del suo tempo.
Al prossimo appuntamento…
See you soon or later,
Gioiii&Vale
