Questa è la più antica Bibbia completa in latino proveniente dalla Spagna a tutt’oggi nota
Vi è mai capitato di trovarvi di fronte a un manoscritto? Sfogliarlo, accarezzare la pergamena, osservare ipnotizzati i colori delle miniature e inalare quel profumo che evoca un tempo lontano con un linguaggio pregno di segreti e significati reconditi?
E’ proprio quanto accade ai fratelli Luca e Chiara e ai loro quattro amici liceali in visita per la seconda volta presso la biblioteca dell’abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni durante una gita scolastica.
In quel frangente dom Gioacchino, il padre bibliotecario, mostra loro il pezzo forte della collezione: la Bibbia di Danila, il copista che ha trascritto il codice nel IX secolo d.C. durante il regno di Alfonso II in un non precisato monastero delle Asturie.
L’astuto monaco pungola fino all’estremo la curiosità di quelle menti così acute e aperte all’ignoto ponendole di fronte a un giallo sull’origine del manoscritto, l’incompiutezza dell’ornamentazione al punto che i due fratelli decidono di partire per le Asturie.
Durante il loro soggiorno a Oviedo passato e presente si intrecciano in un mosaico pressoché perfetto in cui ogni tessera combacia e implementa magnificamente l’altra.
Un passato ancora presente che risuona delle lotte per l’indipendenza di un popolo glorioso.
Un passato che narra le gesta di tre giovani, fautori di un regno saldo e unitario, baluardo di libertà contro l’invasore.
Un passato che descrive una sovrana lungimirante che prende sotto la propria ala ‘il futuro delle Asturie’, incarnato da quei tre ragazzi, di cui plasma il destino.
Un passato che celebra una piccola orfana, brillante e dal temperamento in acciaio inossidabile, forgiato da grandi privazioni, che diventa la beniamina del monaco aromatario e, una volta adulta, insegna a leggere alle donne del suo villaggio.
Lei Miriam, il mio personaggio preferito, che rinasce dalle proprie ceneri come la Fenice, come Alfonso e forse il manoscritto stesso.
Storia, suspence investigativa, arte, erudizione, amore, senso del dovere, famiglia, ironia si mescolano in una narrazione poliedrica ed elegante che a tratti strizza l’occhio al gergo più colloquiale fino a sfociare nel lirismo delle descrizioni delle quasi onnipresenti montagne, coprotagoniste silenziose del romanzo, madri benevole e affettuose , ma nello stesso tempo matrigne contro chi osa violare la loro pace.
Assolutamente vincente e innovativa la scelta di investire due adolescenti del ruolo di detective, come lungimirante quella di concedere ampio spettro alle figure femminili, i giganti del romanzo!
Buona la prima, Magister!
