In questi giorni di orrori e oscurità dilaganti a macchia d’olio ho sentito il bisogno di annegare in un paese di carta in cui regnano tanta meraviglia, unicità e diversità.
Un paese in cui non risuonano allarmi di sirene assordanti o caccia che sputano distruzione e morte.
No niente affatto: un paese traboccante di dettagli pop, ricami di colore, metafore attinte dalle piccole grandi cose di ogni giorno che mi hanno cullato e coccolato durante un viaggio di riscoperta di ciò che è sopito, dimenticato, ma non del tutto perduto.
La bambina che ero: marshmallow per la precisione, ma ho incontrato bambini Cristallo, Saetta, Origami, Macchia, Piuma, Re, Sole, Fiore, Nuvola, Colla e molti altri.
Ognuno capace di bucare la pagina e arrivare dritto al cuore, perché libero di esistere così com’è, scevro dalle catene del pregiudizio.
Ognuno con una carta d’identità talmente impattante da spazzare via qualsiasi barlume d’incredulità.
Non ho trovato, infatti, bambini bombe, bambini proiettili, bambini razzi perché in quel paese delle meraviglie non c’è malattia, non c’è abominio, non c’è guerra che tenga.
Non esistono le categorie ingabbianti degli adulti, non esiste volontà di potenza, non esiste potere.
Esistono solo una quiete accesa, il sogno, la fantasia e la realtà che camminano fianco a fianco, mano nella mano.
Esiste solo un’Isola che non c’è ma che vorrei tanto che ci fosse.
Scoprite/ recuperate anche voi il bambino che eravate e che forse siete ancora,
Vale
