Perché chi non lo fa, prima o poi, il conto lo paga – questo lo sai, dottor Rolli, o no? E se non siamo noi a farcene carico, ci pensano i figli, i nipoti, gli allievi. Perché nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si trasforma’
In punta di piedi: la sensazione che mi ha accompagnato durante la visione, più che lettura, di questo spettacolo corale che è l’ultima fatica di Michela Marsano.
Uno spettacolo solcato da crepe, solo in apparenza insanabili, ma cesellate con cura dal direttore d’orchestra Mauro, uno psichiatra che si spoglia di tutto ciò che è accademia, per penetrare in punta di piedi in quei solchi.
In punta di piedi come se fosse non solo un medico, ma un artigiano del Kintsugi, l’arte del ‘riparare con l’oro’, per accogliere presso la Ginestra, nome quanto mai parlante del centro da lui fondato e diretto, anime frantumate, abbracciandole con l’ascolto, quello autentico.
In punta di piedi con lo sguardo attento, ma mai inquisitore, con la voce lenta e avvolgente, con parole misurate, prive di accusa o giudizio, ma di empatia e velata indicazione.
In punta di piedi in mezzo a Sara, barricata nella propria stanza e terrorizzata dal mondo al di fuori, a Irene in lotta con il cibo, a Noemi dalla fame ‘famelica’, a Giampaolo, preda di una rabbia incontrollabile, a Claudio, schiavo della droga come unica via di fuga, a Clara, cleptomane solo per attirare l’attenzione, a Viola, autolesionista per attirare l’attenzione.
L’attenzione e il tempo, negato da genitori impreparati e completamente smarriti di fronte a queste fiamme adolescenziali, che Mauro e Arianna, la Persona di cui non vi anticipo nulla, dedicano loro con pazienza e generosità quasi sovrumane.
In punta di piedi il coro di voci si leva nelle singole individualità per vibrare all’unisono avviluppando il lettore e ricordandogli che l’adolescenza non va condannata, ma attraversata.
Perché in fondo in punta di piedi, grandi e piccini siamo tutti anime frantumate ed erranti in cerca di esprimere, anche urlando a volte, il proprio sentire.
In punta di piedi ognuno di quei ragazzi urla dalle pagine il proprio dolore.
In punta di piedi ognuno esce da sotto il mantello dell’invisibilità e torna alla luce, sanata dall’oro dell’ascolto e della comprensione.
Perché In punta di piedi nulla si distrugge, ma si evolve.
In punta di piedi dopo due mesi dal termine della lettura ne scrivo e vi invito a riflettere su quel qualcosa che brilla dentro di noi e che ha il diritto di uscire a dispetto delle aspettative altrui.
