Nel firmamento dei manoscritti

Ben ritrovati Librincantevoli e non!

A causa di impegni lavorativi – ubi maior etc. – latitiamo da un bel po’, ma l’ospite di questa puntata è veramente stuzzicante per vari motivi:

–  è il più antico e completo testimone della Bibbia a tutt’oggi noto insieme al codex Amiatinus, risalente al IX sec. d. C., durante il regno di Alfonso II (848-910 d.C.);

– conosciamo l’area geografica di provenienza, ma non l’esatta ubicazione dello scriptorium dove è stato copiato;

–  presenta miniature completamente prive della figura umana a differenza della maggior parte dei codici in lingua latina.

Stiamo parlando di lui, il Codex Cavensis, perché conservato presso la biblioteca dell’abbazia di Cava de’ Tirreni, anche conosciuto con il nome di Bibbia di Danila, dall’unico dei quattro copisti che ha sottoscritto in inchiostro argentato – e scusate se è poco – la trascrizione del manoscritto in un monastero non identificato delle Asturie, o Bibbia ‘trionfale’ di Alfonso II. 

Trionfale perché fatta confezionare come omaggio per le sconfitte sugli Arabi.

A questo punto vi starete domandando come facciamo a sapere che il codice ha origine proprio dalla Spagna del Nord, vero?

Acuta osservazione, ma ormai sappiamo che la sua provenienza è legata alla mano, alla scrittura, alle varianti testuali e all’ornamentazione: in ben quattro luoghi del manoscritto, infatti, è dominante il motivo decorativo della Croce che richiama idealmente per fattezze e tipologia quella devozionale dell’arte asturiana, fra tutte la Croce degli Angeli che proprio Alfonso II ha donato alla cattedrale di Oviedo.

Nel f. 220 il testo è cruciforme e vergato in inchiostro rosso, bianco e giallo su una pergamena a fondo blu perché presumibilmente Danila ha tratto ispirazione da manoscritti tardo antichi scritti in oro su pergamena purpurea, come i vangeli di Rossano, protagonisti di una vecchia puntata della nostra rubrica.

Nel manoscritto ricorrono, inoltre, tre fogli di pergamena a fondo viola che lo rendono particolarmente pregiato.

Per questo motivo è poco plausibile che un codice così lussuoso sia stato prodotto nei regni governati dagli Arabi; al contrario le Asturie, il più potente regno cristiano dell’epoca, rimangono il candidato ideale in grado di affrontare ‘confezioni’ così ‘di grido’!

Che dire poi della sua legatura?

La che?

Ma sì la struttura che tiene uniti e protegge i fascicoli di un manoscritto (oggi parleremmo molto banalmente di copertina).

Bé nel caso del nostro si tratta di una coperta – gergo tecnico per copertina – in pelle marrone scuro con cornice geometrica che corre lungo il bordo, arricchita ai quattro angoli di composizioni circolari che ricordano motivi floreali, mentre al centro troneggia un’enorme croce a bracci espansi con in alto la scritta ‘Crux’.

Un’opera d’arte nell’opera d’arte insomma!

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