Girovagare sospesa in luoghi specchio di storie e Anime tra le più diverse.
Un autentico e intrigante melting pot culturale: l’Antico Caffè San Marco di Trieste.
Fluttuare leggera e con gli occhi ridenti tra gastronomia locale mitteleuropea assaporando il pasto che per me è un vero rito, la colazione, tavoli in marmo rosso veronese, grandi lampadari in ottone che da fidi e illuminanti guardiani pendono dal soffitto ricoperto da foglie di caffè, arredi liberty, scaffali brulicanti di pubblicazioni dell’editoria nazionale e locale per adulti e ragazzi.
Sì perché oggi il San Marco, nato nel 1914 per iniziativa dell’irredentista Lovinovrich, per questo teatro della sponda filo italiana della città e soppresso conseguentemente e tragicamente nel 1915 dagli Asburgo, incarna magnificamente l’ideale di caffè letterario.
Non solo ristorante, pasticceria o enoteca, ma anche e soprattutto libreria, angolo di interviste, incontri musicali e letterari perpetrando quella tradizione in voga dopo la riapertura nel secondo dopoguerra quando liberi artisti e pensatori del calibro di Svevo, Saba, Joyce e più recentemente Magris tra gli altri lo hanno elevato a loro circolo di elezione.
Camminando sospesa e senza far rumore se non quello del fruscio delle pagine che ho sfogliato, mi sono imbattuta, infatti, in un’intervista ad un autore sloveno.
Sospesa in quell’aroma di caffè frammisto a carta, anelito alla vera Libertà, in cui perdermi, dimenticarmi e ritrovarmi in una stupefacente e travolgente epifania!
Arrivederci San Marco, a presto città che mi hai rubato mente, occhi e cuore!
