Biblioteche perdute: le biblioteche pubbliche della Roma antica

Eccoci qui cari Librincantevoli con un nuovo appuntamento della nostra rubrica.

La puntata di oggi è dedicata alle biblioteche pubbliche della Roma antica.

Immergiamoci dunque in questa avventura.

Fino all’età di Cesare nessun cittadino romano si preoccupò di istituire biblioteche pubbliche: il dictator nutriva questo sogno infrantosi però con la sua morte e il testimone fu raccolto da Asinio Pollione, statista e poeta dalla personalità eclettica.

Nel 37 a. C., infatti, nacque per suo volere la prima biblioteca pubblica di Roma presso l’Atrio della Libertà appena fuori dal foro, dotata di una sezione latina e una greca, frutto di bottino di guerra, piene di statue di grandi scrittori, tra cui il vivente Varrone.

Di questa biblioteca purtroppo non è rimasto nulla, ma durante il principato augusteo rivaleggiava con la Palatina, eretta nel 28 a. C. e quella del portico d’Ottavia, costruita nel 23 a. C.

La prima, di cui sopravvive qualche resto, sorgeva sul Palatino nei pressi del tempio di Apollo e della reggia del princeps, composta da due affiancate aule absidate gemelle, una per il fondo latino, lo definiremmo così oggi, ricco di testi di diritto romano, e l’altra per quello greco. Le sale erano adornate da clipei degli autori più famosi del momento e al centro erano distribuiti tavoli e sedie per i lettori, mentre i muri laterali, occupati da nicchie con sotto un podio e una scalinata, ospitavano gli armaria con i volumi.

Un ‘architettura molto simile a quella di diverse biblioteche di conservazione, Roma insegna!

Ogni armarium, inoltre, aveva un proprio numero riportato su un catalogo a indicare la collocazione dei volumi, posti orizzontalmente sugli scaffali. Il primo direttore fu il grammatico Macro, poi lo scettro passò al liberto di Augusto Igino.

Risorta dopo vari incendi, la biblioteca Palatina fu distrutta definitivamente nel 363 d. C.

Cinque anni dopo, Augusto affidò a sua sorella Ottavia il patrocinio di una nuova biblioteca in memoria del figlio Marcello e che da lei prese il nome.

Suddivisa in ala greca e in ala latina, secondo i costumi dell’epoca, fu diretta da Caio Melisso, grammatico, poeta, ma soprattutto liberto di Mecenate, il ministro della Cultura di Augusto per capirci.

Distrutta e ricostruita dopo i vari incendi che tormentarono a’Magica, non abbiamo traccia purtroppo di lei, come di quelle di Tiberio sul Palatino e del templum Pacis, costruita da Vespasiano nel 75 d. C., ricca di opere latine, stando alla testimonianza di Gellio, scrittore ed erudito del II sec. d. C.

Alle nebbie del tempo è scampata la queen delle biblioteche imperiali. Stiamo parlando di lei: la biblioteca Ulpia, fondata dall’imperatore Traiano, sì lo stesso della Colonna, nel 114 d.C. e di cui sono visibili parziali resti nel foro che da lui prende il nome.

La biblioteca Ulpia era formata da due aule gemelle poste una di fronte all’altra, dedicate come da copione rispettivamente alla collezione greca e latina, ai lati opposti di un portico quadrato con in mezzo la Colonna Traiana, regina incontrastata ancora oggi dell’omonimo foro. Le aule erano articolate su due piani coperti da soffitti a volta, dotate di pareti suddivise in campate da colonne e attraversate da nicchie contenenti librerie di legno e decorate da marmi e statue.I libri posti in orizzontale e dotati di etichetta con titolo e autore, il cosiddetto syllabus, erano catalogati per materia, individuabili grazie a indices affissi su tavole accanto agli armaria numerati che ne identificavano la collocazione in base alla posizione sullo scaffale.

La biblioteca, inoltre, apriva dall’alba a mezzogiorno come stabilito dal direttore che ancora oggi stabilisce orari di apertura e chiusura nelle biblioteche pubbliche.

 La biblioteca Ulpia, inoltre, fungeva da archivio pubblico dell’Urbe, perché conservava oltre 20000 rotoli di documenti sulla popolazione romana.

Chissà se è anche per questo motivo che di tutte le protagoniste di questo episodio è l’unica ad essere sopravvissuta fino alla caduta di Roma nel V sec. d. C.

Mi sarebbe tanto piaciuto lavorare in una di queste biblioteche, anche se da amante della grecità ho sognato spesso quella di Alessandria d’Egitto agli ordini dei vari Zenodoto, Callimaco e compagnia bella.

Alla prossima puntata!

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