VITA DI UNA FALENA. VITA, AMORI E DOLORI DI VIRGINIA WOOLF/ MARTINA TOZZI (Nua, 2026)

Ma perché ci doveva essere tanta disparità tra la Virginia sociale e quella reale? Perché non le era permesso accettare la propria essenza e splendere?

Eccoci qua, cara Ginia/ Billy.

Non so se questa mia ti arriverà ovunque tu sia, ma non posso fare a meno di scriverti.

Sei entrata in me come una valanga maestosa e inarrestabile e probabilmente è per questo che ho impiegato mesi a lasciarti andare, ad addentrarmi nell’irreversibile epilogo della tua esistenza fisica.

Ho sempre creduto, Billy, che fossi consapevole del tuo smisurato genio e dalla tua prorompente potenza evocativa, e invece ti sei rivelata davvero una falena che in preda all’ansia e alla paura di fallire vola vorticosamente in cerca della fiamma capace di ristorarla.

Ho scoperto in te una Persona, al di là della lucida pensatrice e della studiosa dotata di un acume senza uguali.

Una Persona che ha venerato il libro come cosa viva: leggendo, annusando, rilegando, scrivendo, pubblicando, recensendo.

Una lettrice onnivora, affamata e fantasiosa, pacifista fino al midollo.

Una Persona quasi bulimica della scrittura, fonte di esistenza e Resistenza, corazza e valvola di sfogo contro gli spilli nella testa, rifugio dalla maggiore barbarie perpetrata dall’essere umano, la guerra.

Fino a sentirti orfana, sballottata qua e là dal vento della vita ogni volta che hai terminato una storia, romanzo, saggio, biografia, diario che sia.

Una Persona dilaniata dal dolore, profanata nella carne e nello spirito di bambina e adolescente in seno alla sua stessa famiglia.

Una Persona fuori posto, che ha coltivato e perseguito sogni non comuni agli standard della società e alla colpa/ sfortuna (almeno in quell’epoca) di nascere donna.

Una Persona attanagliata sì dai sensi di colpa per non desiderare ‘come le altre’, ma determinata non semplicemente a sopravvivere, ma a vivere affermando la propria essenza.

Una Persona coraggiosa, forte e passionale che ha trovato refrigerio tra le intellighenzie del tempo e nell’anelito all’Amore vero verso sua sorella e controparte Nessa, e le due anime gemelle Vita, l’egoista, e Leonard, l’olmo cui sei rimasta indissolubilmente intrecciata e che ho amato con smisurata tenerezza.

Non esserne gelosa, mi schiero sempre dalla parte dei più deboli e dei diversi.

Proprio come te.

Un Efesto al femminile, terrorizzata dal rapporto con il tuo stesso riflesso, a volte un po’ goffa, lacerata dalle voci che ti asserragliano mente e cuore.

Anche Efesto è stato definito brutto e pazzo, ma ha travalicato la cima dell’Olimpo.

E tu non sei da meno.

Impossibile incasellarti, tu sei caos e stella danzante insieme, o essere sublime!

Ringrazio la mia amica Martina per aver creato attorno a te una cattedrale dall’impianto classicheggiante, scavata e scarnificata fin nelle fondamenta senza scadere mai nell’agiografia, ma saldamente ancorata alla realtà con una precisione clinica, chirurgica.

Martina, che nella tua storia, ha instillato tanti e profondi frammenti di sé.

Mia cara Ginia/Efesto, questo non è un addio, ma solo un arrivederci.

Sono certa che ti ritroverò presto tra ‘le onde’ e ‘al faro’.

Di nuovo e ancora, Falena Immortale.

Articolo creato 229

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