La bottega dei miracoli

Passando una mattina del 1919 per Via San Nicolò, vidi, o notai per la prima volta, quell’antro oscuro. Pensai: «Se il mio destino fosse di passare là dentro la mia vita, quale tristezza». Era – senza che io ancora lo sapessi – un monito o un presagio.
Pochi giorni dopo infatti l’acquistai dal suo vecchio proprietario, Giuseppe Maylàender. L’acquistai con l’intenzione di buttare nell’Adriatico tutti quei vecchi libri che conteneva, e rivenderla vuota a un prezzo maggiore. Ma dopo pochi giorni, non ebbi più il coraggio di attuare il primo progetto; quei vecchi libri – nessuno dei quali m’interessava per il contenuto – mi avevano incantato. Cercavo anche una sistemazione per la mia vita.
Saba, Umberto, Storia di una libreria (1948).

Durante il mio ondivago e beato girovagare in quel della meravigliosa Trieste, in via Dante mi sono imbattuta nella statua di Umberto Saba che mi ha quasi invitato a proseguire il mio viaggio con lui presso la bottega dei miracoli in via San Nicolò 30: la libreria Umberto Saba che di portenti ne ha compiuti veramente tanti nella sua esistenza.

Fra tutti quello di aver irretito il recalcitrante poeta che dopo averla acquistata dal libraio Mayländer nel lontano 1919 avrebbe voluto gettare nell’Adriatico tutti i vecchi libri manoscritti e rari per rivenderla vuota a un prezzo maggiore.

Dopo pochi giorni, fortunatamente proprio quei vecchi libri di cui ha scoperto allora l’esistenza lo hanno stregato emanando un senso di pace in grado di fargli dimenticare l’orrore del tempo presente, trascorrendo così trentacinque anni della sua esistenza in quel nero antro funesto, come lo ha spesso definito.

Un antro diventato per Saba una finestra sul mondo e fonte di ispirazione per il suo Canzoniere, luogo di ritrovo per artisti e scrittori tra cui Italo Svevo.

Porto sicuro dal fascismo, affidato nel 1943 a causa delle leggi razziali alle sapienti mani dell’aiutante Carletto, al secolo Carlo Cerne, che ha continuato l’attività dopo la morte del nostro Umberto acquistandola per lasciarla al figlio Mario e ai discendenti.

Discendenti che a loro volta hanno scelto come librario Massimo Battista che ci ha accolto con giovialità disarmante e competenza in quel Sancta Sanctorum per chiunque possa definirsi un vero bibliofilo.

E davanti a me si è sprigionato l’incanto del tempo che si ferma galleggiando tra presente e passato: pubblicazioni di autori e autrici locali circondati da scaffali e tavoli lignei pieni di volumi antichi e del secolo scorso, cataloghi ed esemplari con note e dediche vincolati dalla Soprintendenza, lettere autografe del poeta e soprattutto la macchina da scrivere da cui è nato il Canzoniere, la scrivania e altri strumenti di Saba.

Una bottega miracolosa a metà strada tra libreria e museo, luogo dell’Io, custode della memoria, crocevia tra culture, opificio, stamberga e rifugio dell’Anima, riaperto dopo un restauro di un anno a gennaio 2025 sovvenzionato da fondi privati, spinta ulteriore per tornare quanto prima a Trieste. 

Hopefully!

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