Biblioteche perdute: la civiltà greca

Ben ritrovati Librincantevoli e non!

Ci siamo lasciati parlando di furto di libri e di libri incatenati, ma per questo nuovo inizio della rubrica abbiamo pensato di dedicare alcune puntate a un argomento che costituisce in senso stretto il nostro pane quotidiano: le biblioteche del mondo antico, o per meglio dire, classico.

E cominciamo dalla civiltà che può essere considerata nostra nonna, nonostante qualche buon tempone dell’ultima ora cerchi di cancellarne le radici, la civiltà che ha creato le basi per la vera democrazia, il pensiero filosofico, le scienze e soprattutto le lettere – mi fermo perché potrei diventare un fiume in piena, questione scottante per me!

Quale? Ma la Grecia, è ovvio!

E iniziamo scrivendo che nel lontanissimo 550 a. C. il tiranno Pisistrato fonda una biblioteca ad Atene, distrutta durante la prima guerra alessandrina e ricostruita dall’imperatore degli imperatori Adriano nel 132 d. C. con colonne di marmo frigio, abbattuta nel III sec. d. C. durante il sacco di Atene, di cui oggi sono visibili resti.

Tra le biblioteche di Atene non possiamo non citare quella del Peripato o altrimenti detto Liceo del caro Aristotele istituita nel 335 a.C.: una ricchissima raccolta privata depredata a piene mani dall’arraffone di turno Silla durante la conquista della città nell’86 a. C.

Proprio in età ellenistica fioriscono le Greatest stars librarie dell’antichità: la biblioteca di Alessandria d’Egitto e quella di Pergamo.

La prima è stata creata nel lontano III sec. a. C. sotto il regno di Tolomeo Filadelfo e ha annoverato tra i suoi scaffali ben 700000 rotoli di papiro che spaziavano dalle arti alle lettere passando per le scienze, costituendo la più grande collezione dell’antichità. Celebre il fondo delle navi, ossia quell’insieme di libri che si trovavano sulle navi ormeggiate nel porto di Alessandria lasciati per editto in biblioteca in cambio di copie. Annesso alla biblioteca lo scriptorium, famoso inoltre come primo centro di studi filologici dei poemi omerici. Tra i direttori più famosi è infatti annoverato Zenodoto di Efeso, princeps filologo a occuparsi dell’Iliade e dell’Odissea che ha anche collocato i volumina in ordine alfabetico, mentre il primo catalogo è rappresentato dai cosiddetti Pinakes di Callimaco di Cirene, grande poeta della letteratura greca.

Distrutta parzialmente a più riprese, il 648 d. C. segna il definitivo tramonto di questa meraviglia dell’antichità ad opera degli Arabi.

Rivale di Alessandria è stata la biblioteca di Pergamo, nell’odierna Turchia, fondata un secolo più tardi dal sovrano Eumene II con un patrimonio di circa 200.00 volumi. Plinio il Vecchio racconta che a seguito dell’embargo delle esportazioni di papiro, gli abitanti di Pergamo hanno sostituito come supporto scrittorio ben più resistente e pratico la pelle trattata di vitelli, agnelli e capretti, detta appunto pergamena e di cui abbiamo parlato in uno dei primissimi episodi della rubrica.

A causa delle perdite librarie dopo l’incendio di quella di Alessandria, Antonio ha fatto trasferire in massa i fondi pergamenacei proprio lì, che smacco pensate un po’. Una leggenda narra molto più romanticamente che Antonio, altro trafugatore folle, abbia regalato le collezioni pergamenacee a Cleopatra come dono di nozze.

Ultime ospiti di questa puntata dedicata alle biblioteche perdute quella di Antiochia, in Turchia, e quella di Pella, in Macedonia.

Di Antiochia sappiamo pochissimo: probabilmente fondata nel III sec. a. C. è stata diretta dal poeta, erudito e filologo Euforione di Calcide come si evince dalla sua viva voce, mentre quella di Pella, pressoché contemporanea, è stata trafugata in blocco dal console Emilio Paolo nel 169 a. C. dopo aver conquistato la Macedonia.

Veri epicentri da cui è esplosa la cultura, rimpiangiamo tanto la mentalità illuminata dei nostri nonni.

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